Antologia di articoli su Eurasiatismo e affini
001- Lo Gnostico sotto la luce dell'estremismo politico e della Via della Mano Sinistra
002- Le Radici Metafisiche delle Ideologie Politiche
003- Gli Ebrei e l'Eurasia
004- La Magica Disillusione di un Intellettuale Nazionalista
005- Il Fascismo Immenso e Rosso
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Il Fascismo Immenso e Rosso
Nel XX secolo solamente tre forme ideologiche hanno potuto provare la realtà dei propri principi in materia di realizzazione politico-statale: il liberalismo, il comunismo e il fascismo.
Anche volendo, sarebbe impossibile citare un altro modello di società che sia esistito nella realtà e allo stesso tempo non sia una forma delle tre suddette ideologie. Ci sono dei paesi liberali, dei paesi comunisti e dei paesi fascisti (nazionalisti). Gli altri sono assenti. E non possono esistere.
In Russia, abbiamo passato due tappe ideologiche – quella comunista e quella liberale.
Manca un fascismo.
1. CONTRO IL NAZIONAL-CAPITALISMO
Una delle versioni del fascismo che, pare, la società russa è già pronta ad accettare oggi (o quasi), è il nazional-capitalismo.
Non c’è quasi alcun dubbio che il progetto del nazional-capitalismo o del «fascismo di destra» è l’iniziativa ideologica della parte d’élite della società che è seriamente preoccupata dal problema del potere e che sente nettamente lo spirito dei tempi.
Tuttavia la versione «nazional-capitalista», di «destra» del fascismo, non esaurisce affatto l’essenza di questa ideologia. Inoltre, l’unione della «borghesia nazionale» e degli «intellettuali» sulla quale, secondo alcuni analisti, si fonderà il futuro fascismo russo, rappresenta un brillante esempio di un approccio del tutto estraneo al fascismo, sia come concezione del mondo, che come dottrina e come stile. Il «dominio del capitale nazionale» è la definizione marxista del fenomeno fascista. Essa non prende minimamente in considerazione la base filosofica specifica dell’ideologia fascista, ignora coscientemente il pathos di base, radicale, del fascismo.
Il fascismo è un nazionalismo, ma non importa quale nazionalismo, se un nazionalismo rivoluzionario, ribelle, romantico, idealista, facente appello a un grande mito e all’idea trascendente aspirante a realizzare nella realtà il Sogno Impossibile, partorire la società degli eroi e del Superuomo, trasformare e trasfigurare il mondo. Al livello economico, per il fascismo, i metodi socialisti o socialisti moderati, che sottomettono gli interessi economici personali, individuali, ai principii del bene della nazione, della giustizia, della fraternità, sono caratteristici. Infine, la visione fascista della cultura corrisponde al rifiuto radicale dell’umanesimo, della mentalità «troppo umana», cioè di ciò che costituisce l’essenza degli «intellettuali». Il fascista detesta gli intellettuali. Vede in loro un borghese mascherato, un borghese pretenzioso, un chiacchierone e un fifone irresponsabile. Il fascista ama simultaneamente il feroce, il sovrumano e l’angelico. Ama il freddo e la tragedia, non ama il calore e il conforto. In altre parole, il fascismo non ama niente di tutto ciò che fa l’essenza del «nazional-capitalismo». Esso lotta per il «dominio dell’idealismo nazionale» (e non del «capitale nazionale»), e contro la borghesia e gli intellettuali (e non per quella e con questi). La frase celebre di Mussolini definisce esattamente il pathos fascista: «Italia proletaria e fascista, in piedi!»
«Fascista e proletario», questo è l’orientamento del fascismo. Operaio, eroico, combattivo e creatore, idealista e futurista, un’ideologia che non ha niente a che vedere con la garanzia di conforto supplementare dello Stato per i mercanti (anche se sono mille volte nazionali) e le sinecure per gli intellettuali e parassiti sociali. Le figure centrali dello Stato fascista, del mito fascista sono il contadino, l’operaio, il soldato. Al disopra, come simbolo superiore della lotta tragica contro il destino, contro l’entropia spaziale – il capo divino, il Duce, il Führer, il Superuomo realizzante nella sua persona sovra-individuale (più che individuale, come «superuomo») la tensione estrema della volontà nazionale verso l’impresa. Certo, da qualche parte in periferia, c’è anche posto per il cittadino bottegaio onesto e il professore di università. Anche loro inalberano le insegne di partito e si incontrano ai meeting. Ma nella realtà fascista, le loro figure si volatilizzano, sono perdute, indietreggiano al fondo. Non è tramite loro e per loro che si fa la rivoluzione nazionale.
Storicamente, il fascismo puro e ideale non ha mai avuto realizzazione diretta. Nella pratica, i problemi essenziali della presa del potere e della messa in ordine del sistema economico obbligarono i leader fascisti – Mussolini, Hitler, Franco e Salazar – ad allearsi con i conservatori, il nazional-capitalismo dei grandi proprietari e dei capi d’azienda. L’anticomunismo fanatico di Hitler, il capitalismo tedesco rianimato, costò alla Germania la sconfitta contro l’URSS, e credendo all’onestà del re (portavoce degli interessi della grande borghesia) Mussolini fu consegnato nel 1943 dai rinnegati Badoglio e Ciano, che gettarono il Duce in prigione e fra le braccia aperte degli americani.
Franco riuscì a mantenersi più a lungo, al prezzo di concessioni all’Inghilterra liberalcapitalista e agli USA, e del rifiuto di sostegno ai regimi ideologici suoi simili dei paesi dell’Asse. Inoltre, Franco non fu veramente un fascista. Il nazional-capitalismo è un virus interiore del fascismo, il suo nemico, la garanzia della sua degenerazione e della sua distruzione. Il nazional-capitalismo non è assolutamente una caratteristica essenziale del fascismo, essendo al contrario un elemento accidentale e contraddittorio all’interno della sua struttura.
Dunque, e nel nostro caso, quello del nazional-capitalismo russo in via di sviluppo, la discussione porta non sul fascismo, ma sul tentativo di sfigurare in anticipo ciò che non può essere evitato. Si può qualificare tale pseudo-fascismo come «preventivo», «anticipatore». Esso si affretta a dichiararsi prima che in Russia nasca e si rinforzi seriamente il fascismo, il fascismo originale, reale, il fascismo radicalmente rivoluzionario che verrà. I nazional-capitalisti sono dei vecchi capi di partito abituati a dominare ed umiliare il popolo, presto divenuti «liberal-democratici» per conformismo, ma adesso che questa tappa è finita anche loro cominciano ad affiliarsi con zelo ai gruppi nazionalisti.
Le partitocrazie con i loro intellettuali di servizio, avendo trasformato la democrazia in una farsa, si sono probabilmente riuniti per infangare con decisione ed avvelenare il nazionalismo nascente nella società. L’essenza del fascismo: una nuova gerarchia, una nuova aristocrazia. La novità consiste nel fatto che la gerarchia è costruita su dei principi chiari, naturali, organici: il beneficio, l’onore, il coraggio, l’eroismo. La vecchia gerarchia, che aspira a mantenersi oggi nell’era del nazionalismo, come già in precedenza, è fondata su delle facoltà conformiste: la «flessibilità», la «prudenza», il «gusto per gli intrighi», l’«adulazione», ecc. Il conflitto evidente fra i due stili, i due tipi umani, i due sistemi di valori, è inevitabile.
2. SOCIALISMO RUSSO
E’ del tutto inappropriato definire il fascismo un’ideologia di «estrema destra». Questo fenomeno è caratterizzato più esattamente dalla formula paradossale di «Rivoluzione Conservatrice». Questa combinazione fra l’orientamento culturale-politico di «destra» – il tradizionalismo, la fedeltà al suolo, le radici, l’etica nazionale – con il programma economico della «sinistra» – la giustizia sociale, la restrizione dell’elemento del mercato, la liberazione dalla «schiavitù della percentuale», l’interdizione dei traffici borsistici, dei monopoli e dei trust, il primato del lavoro onesto. Per analogia con il nazional-socialismo, che si definiva spesso semplicemente «socialismo tedesco», possiamo parlare del fascismo russo come di un «socialismo russo». La specificazione etnica del termine «socialismo» nel contesto dato ha un senso particolare. La discussione porta alla formulazione iniziale della dottrina sociale ed economica, non sulla base dei dogmi astratti dei razionalisti, ma su quella dei principi concreti, spirituali, morali e culturali, che hanno formato organicamente la nazione come tale. Il Socialismo Russo non consiste nei russi per il socialismo, ma nel socialismo per i russi. A differenza dei rigidi dogmi marxisti-leninisti, il socialismo nazionale russo viene da questa comprensione della giustizia sociale che è caratteristica della nostra nazione, della nostra tradizione storica, della nostra etica economica. Un tale socialismo sarà più contadino che proletario, più comunale e cooperativo che statale, più regionalista che centralista – queste sono le esigenze della specificità nazionale russa , che si rifletterà nella dottrina, e non solamente nella pratica.
3. L’UOMO NUOVO
Questo socialismo russo dev’essere costruito da un uomo nuovo, «un nuovo tipo d’uomo, una nuova classe». La classe degli eroi e dei rivoluzionari. I detriti della nomenklatura di partito ed il loro usurato regime devono perire come vittime della rivoluzione socialista. Della rivoluzione nazionale russa. I russi si sono stancati della freschezza, della modernità, del romanticismo autentico, della partecipazione vivente ad un grande evento. Tutto ciò che è loro proposto oggi è o assai arcaico (i nazional-patrioti) o assai noioso e cinico (i liberali).
La danza e l’attacco, la moda e l’aggressione, l’eccesso e la disciplina, la volontà e il gesto, il fanatismo e l’ironia cominceranno a bollire fra i rivoluzionari nazionali – giovani, cattivi, allegri, intrepidi, appassionati, che non conoscono frontiere. Per loro – costruire e distruggere, governare ed eseguire gli ordini, realizzare la pulizia dei nemici della nazione e preoccuparsi teneramente dei vegliardi e degli infanti russi. Con passo furioso e allegro, si dirigeranno verso la cittadella usurata, il Sistema in marciscenza. Sì, hanno sete di Potere. Essi sanno ordinare. Essi soffieranno la Vita nella società, precipiteranno il popolo nel processo voluttuoso della creazione della Storia. Degli uomini nuovi. Infine saggi e coraggiosi. Come devono essere. Percepenti il mondo esteriore come una sfida (secondo l’espressione di Golovin).
Davanti alla morte, lo scrittore fascista francese Robert Brasillach pronunciò questa strana profezia: «Vedo che ad Est, in Russia, il fascismo rimonta, il fascismo immenso e rosso».
Ricordate: non il capitalismo appassito, rosa-bruno, ma l’alba abbagliante della nuova Rivoluzione Russa, il fascismo immenso, come le nostra terre, e rosso, come il nostro sangue.
La Magica Disillusione di un Intellettuale Nazionalista
Aleksandr Dugin risponde alle domande dei suoi lettori
Dopo la pubblicazione sul numero 41 (10 Ottobre 1995) di “Knizhoe Obozrenie” (Rivista Libraria) di un’intervista ad Aleksandr Dugin, famoso filosofo, politologo e pubblicista, lo staff editoriale e la casa editrice di Dugin, la Arctogaia, hanno ricevuto un gran numero di lettere, fra incoraggiamenti, ‘vaffanculi’, e semplici domande riguardanti alcune questioni toccate nell’intervista. Oggi siamo lieti di pubblicare le risposte di Aleksandr Dugin ad alcune domande dei lettori, sperando che la pubblicazione di queste domande e risposte sia l’inizio di un dialogo intellettuale tra famosi scrittori, filosofi, pubblicisti ed il pubblico dei lettori.
1 . Perché non ama l’Occidente?
“Alexander Gelievic, da quanto ho capito hai un approccio negativo verso l’Occidente, specialmente l’America. Ma la loro cultura è più avanzata della nostra. Non solo il cibo e i prodotti industriali, ma i servizi e lo stile di vita. Non stai invocando il ritorno dei tempi dell’isolamento?”
(Anna Vasilievna Varennikova, Mosca)
Dugin: Ho viaggiato molto in Europa, e parlo molte lingue europee. Ho avuto così modo di conoscerla non solo dall’esterno, ma anche dall’interno. Sotto la facciata patinata e gli scintillanti involucri c’è una realtà completamente differente – alienazione, dittatura economica, individualismo, caduta dell’unità collettiva, mutevolezza, perdita di tutti i valori spirituali. L’Occidente è completamente alieno a noi sia culturalmente che ideologicamente, quale che sia la situazione politica in Russia. Si leggano le opere di Dostoevsky o di Leskov. Entrambi odiarono l’Occidente e il sistema occidentale, e non furono certamente dei comunisti. Date uno sguardo alle opere di autori come Limonov, Medvedev, Maximov (R.I.P.), Zinoviev, Mamleyev. Condussero una vita eccellente nel sistema occidentale, ma altrettanto presto si resero conto che l’emigrazione era stata un errore fatale, e che l’Occidente significa la morte per un russo. E’ orribile e penoso vedere il terrore negli occhi degli occidentali, quando aprono la loro cassetta delle lettere. Le infinite bollette, debiti, come debbano pagare per tutto – telefono, acqua, riscaldamento, fresco, aria.. Per l’anima russa, così come per l’intero carattere eurasiatico, il sentiero occidentale è angusto, oppressivo e non necessario. Non è per un puro caso che abbiamo voltato ad esso le spalle per mille anni, mantenendo il nostro stile di vita, il nostro spirito. Mi piacerebbe che i russi conoscessero l’Occidente per esperienza personale – non c’è migliore vaccinazione patriottica o persino nazionalista sulla terra.
Comunque, non sono dell’opinione di troncare le relazioni con l’Occidente. Penso che esse dovrebbero essere mantenute a qualche livello. Ma adesso la cosa più importante per la Russia è stare in piedi da sé e provare la sua indipendenza di fronte al volto aggressivo dell’Occidente che si erge di fronte a noi. Sta strisciando verso di noi – insieme alla NATO, alla sua pseudo-cultura aggressiva, alla sua bestiale economia. Sono completamente certo di questo, e mi dispiace davvero che il nostro popolo abbia ancora dei dubbi e delle illusioni in proposito.
2 . Eurasiatismo e Sionismo
“Alexander Dugin, con le tue idee sull’Eurasia e l’alleanza fra la Cristianità Ortodossa e l’Islam non fai che creare meramente confusione nel movimento Nazionalista Russo e distoglierci dalla nostra lotta contro il nemico principale – la gente del Caucaso, i Fondamentalisti e i Sionisti. I russi hanno alleati in Occidente, proprio nell’America di cui sei nemico – la nazione Ariana. Ma tu vuoi che noi facciamo guerra all’Occidente e pace con i neri. Come osi definirti un Nazionalista?”
(non firmata, San Pietroburgo)
Dugin: Ho sentito più di una volta critiche di questo tipo. E non solo in lettere anonime, ma anche sulle pagine della stampa Patriottica. Sono più che certo che oggi i patrioti russi dovranno iniziare a pensare geopoliticamente, anziché contare semplicemente sui miti dei “Nazionalisti” e degli slavofili, tenendo invece in considerazione la fredda realtà dei poteri attuali. La situazione di tali poteri è la seguente: il gigante blocco Atlantico controlla strategicamente l’intero pianeta, dopodiché abbiamo una costellazione di stati, nazioni e religioni che cercano di restare in piedi di fronte a questo mostro, per quanto confusa o inerziale la loro lotta possa essere. Anche la più semplice equazione sulle risorse strategiche, militari, geopolitiche, economiche e demografiche dovrebbe mostrare con matematica chiarezza che non c’è che un risultato – non solo una vittoria, ma l’inizio di una vera lotta per l’indipendenza dalla dittatura Atlantica dipende dalla creazione imminente di un grande blocco continentale eurasiatico. La Russia è il solo centro possibile di un tale blocco, ma non possiamo parlare di alcun futuro possibile senza gli altri “grandi spazi” (specie il mondo Islamico anti-americano). Ogni discussione sulla “purezza della razza Slava”, o sul “sangue”, o sulla “pulizia etnica” in condizioni simili non è solo amorale, ma irresponsabile, specialmente per il popolo russo.
Per quanto riguarda il mito della “solidarietà della razza bianca”, è una completa utopia che porta non solo all’Olocausto degli ebrei, ma anche al genocidio degli slavi. I resti del Terzo Reich sono la base di questa concezione miserabile, contraddittoria e completamente falsa. Il mondo Anglo-Sassone è una realtà sociopolitica e culturale. Gli abitanti dell’Europa Centrale sono qualcosa di diverso. Il mondo Orientale della Cristianità Ortodossa e degli Slavi è una terza realtà. Sono certo che molti popoli non-bianchi dell’Eurasia sono mille volte più vicini a noi nello spirito e nella cultura che non gli americani. Su questo tema solo al 100% d’accordo con la visione di L.Gumilev.
Ma sono assolutamente contro il Sionismo. In primo luogo, questo movimento contraddice l’ideologia stessa del Tradizionalismo Ebraico, dato che il dogma basilare del sionismo è in contraddizione con i tre principi talmudici primari: 1) Non ergersi contro i popoli, fra i quali gli ebrei vivono; 2) Non ritornare in Terra Santa prima della venuta del Messia; 3) Non accelerare la fine dei tempi. Chiunque infranga questi principi non può essere considerato un ebreo nel senso religioso, mistico del termine. I libri del rabbino Meyer-Schiller di New York danno maggiori informazioni su questo tema. Meyer-Schiller non è soltanto la più alta autorità del Giudaismo contemporaneo, ma porta il titolo di Maggid Shiur, qualcosa che agli ebrei dirà molto.
In secondo luogo, lo stato di Israele è stato sin dall’inizio una base strategica per l’Atlantismo militante (prima l’Inghilterra, ora gli Stati Uniti) nel Medio Oriente. Questo stato è sia ideologicamente che politicamente orientato al capitalismo ed occidentalizzato per quanto riguarda il sistema di valori. Questi valori sono in completa contraddizione con la visione nazionale russa del mondo, così come l’intera idea di Geopolitica Eurasiatica.
Comunque, sono completamente contrario agli ideali razzisti e antisemiti.
3 . Le mie opere
“Grazie per i Suoi libri, articoli, performance e programmi radiofonici. E’ un peccato che non sia passato alle elezioni, anche se siamo stati con lei nello spirito. Sappiamo poco di Lei, anche se, devo confessare, i Suoi testi hanno dato nuova vita al nostro credere nella Russia, nel nostro futuro. Se persone come Lei avessero il potere in questo paese, esso sarebbe migliore. Io e mio marito leggiamo tutto ciò che riusciamo a trovare dei Suoi lavori. Comunque, temo che ci stiamo perdendo molto. Quanti libri ha scritto in tutto, con quali riviste collabora, chi pubblica i Suoi testi? Perché hanno chiuso il Suo programma televisivo ‘Il Ciclo della Storia’? Perché hanno cancellato il programma ‘Io sono il Leader’ che era stato promesso e in cui lei sarebbe dovuto apparire con Igor Safarevic? Abbiamo saputo che adesso si sta accordando con Limonov e che ha lasciato la rivista ‘Zavtra’ (Domani)?”
(Lidia Zabrodina, 24 anni, aspirante all’Università delle Arti, Tver)
Dugin: Ho scritto i seguenti libri – “Le Vie dell’Assoluto” (sulla metafisica), “La Teoria Iperborea” (sui più antichi monumenti scritti dell’umanità), “Cospirologia” (sulle cospirazioni e le associazioni serete; è il libro con in copertina lo swastika massonico apparso nei clip pre-elettorali di “Casa Nostra – Russia”), “Rivoluzione Conservatrice” (una compilazione di articoli teoretici), “Gli Obiettivi e la Missione della nostra Rivoluzione” (un pamphlet filosofico-ideologico). Il mio libro “I Misteri dell’Eurasia” è stato pubblicato in Spagna (dovrebbe presto uscire anche in Russia), e “Continente Russia” in Italia. Inoltre, ho terminato altri due libri – uno sul Cristianesimo Ortodosso, uno sul Nazional-Bolscevismo. Presto la mia opera principale sulla Geopolitica – “Il Futuro Geopolitico della Russia” – vedrà la luce.
Sono l’editore esecutivo del magazine “Elementy” (7 numeri per ora, stiamo lavorando sull’ottavo) e l’almanacco “Angelo più caro” (due tomi finora, stiamo lavorando sul terzo) include non solo miei articoli, ma anche traduzioni, commentari, recensioni e materiali analitici interessanti. Inoltre, dirigo la casa editrice ARCTOGAIA – pubblichiamo opere di tradizionalisti (Guénon, Evola) e mistici (Meyrink). Al momento appaio su “Limonka”, praticamente su ogni numero. Col mio amico e collega Edward Limonov prendo parte all’organizzazione del Partito Nazional-Bolscevico. I miei programmi tv – “I Misteri del Nostro Tempo” e “Il Ciclo della Storia” – sono stati cancellati per ragioni di censura, non essendo i miei punti di vista esattamente quelli degli arcaici Patrioti o dei Liberal-Democratici. Lavoro raramente con “Zavtra”, anche se ho grande simpatia per Prokhanov (l’editore principale di “Zavtra”, NdT). Mi dispiace dirlo ma penso che “Zavtra” abbia perso il suo dinamismo, il suo anticonformismo, la sua vitalità. “Den” (il Giorno – predecessore di Zavtra, NdT) era senza dubbio il migliore, il più onesto, il più radicale e intelligente giornale russo. Adesso non è più così, ma non voglio parlar male dei miei amici.
(NdT: Del tempo è passato dal 1995 quando questa intervista fu fatta, e alcune di queste informazioni non rispondono più allo stato attuale delle cose. Si veda la pagina principale di Arctogaia per informazioni aggiornate.)
4 . “Il più alto trono Massonico”
“Dugin – sei un fottuto massone, forse anche peggio. Nessuno capisce un cazzo di quel che scrivi, e i fottuti democratici ti amano e stampano la tua merda – sembra che il sentimento sia reciproco, eh? Himmler era un massone del 33esimo livello, come la metti? Dici di avere ‘un atteggiamento molteplice verso la Massoneria’. Sì, certo, abbiamo capito. ‘Molteplice’. Così te ne esci dall’armadio come massone, ed ecco il perché non ‘metti la massoneria sotto pesante critica’. Sì, giusto, ‘metticela’, vedremo da noi al posto tuo.. L’Occidente ti paga per quella merda. Tu aspetta, avremo anche il tuo culo. Ecco perché te la fai con bastardi come Limonov e Kuriokhin. Sono chiaramente massoni.”
(“Fronte Nazional-Patriottico”, Mosca)
Dugin: Sfortunatamente, molte persone la pensano come questo raffinato giovane di questo cosiddetto “fronte Nazional-Patriottico”. Ne ho avuto abbastanza di rispondere a domande sul perché avere un interesse per la Massoneria non implichi necessariamente essere un massone. La Massoneria è una realtà molto complessa. E’ piena di contraddizioni, paradossi, interrelazioni inaspettate. E’ una realtà a sé stante, in cui la politica è in stretta relazione con la teologia, l’ateismo e il razionalismo col misticismo, il nazionalismo con l’egualitarismo, l’umanismo con la dittatura e la gerarchia, eccetera. Molti anti-massonici radicali vengono da circoli massonici e viceverse: molti anti-massonici sono diventati “fratelli”.
La Massoneria ha sempre contenuto una coesistenza di almeno due linee principali – quella “calda” della spiritualità e del misticismo, e quella “fredda” della razionalità, dello scetticismo e delle carriere. I punti caldi furono quelli che prepararono le rivoluzioni, quelli freddi collaborarono col sistema. In un periodo o nell’altro, la Massoneria ha incluso ogni tipo di spiritualità occidentale che non fosse connessa con il limitato Cattolicesimo papale. Potremmo dire lo stesso dei Cavalieri Templari, delle fratellanze ermetiche, dei circoli magici, e di tutti i gruppi similari che precedono la Massoneria. Fino ad un certo punto (più concretamente, fino alle riforme di Pietro il Grande, la fine del Patriarcato, del dogma Ortodosso della “sinfonia dei poteri” e della sacralità escatologica dello stato Ortodosso), non c’era stato niente di simile nel mondo Ortodosso, essendo tutte le realizzazioni spirituali nelle mani della Chiesa, la quale aveva un significato completamente diverso rispetto a quella d’Occidente. In altre parole, i circoli massonici europei hanno assorbito, dal 17esimo secolo in poi, l’intero spettro della spiritualità e del pensiero non-cattolici. Naturalmente, tale spettro è di dimensioni enormi. Non a caso molti fra i preti russi e greco-ortodossi che furono mandati a lavorare in Occidente furono più inclini ai contatti con i massoni e gli occultisti che non a quelli con i leader cattolici, limitati e intellettualmente totalitari.
Non sto dicendo che la Massoneria sia qualcosa di positivo e necessario per la Russia. Per noi, il Cristianesimo Ortodosso è la cosa più importante. Ma in Occidente le cose sono andate diversamente: lì, la cosa meno interessante è stata il Cattolicesimo, per non parlare neanche del Protestantesimo. Ma nel Cristianesimo Ortodosso non è affatto così semplice: se diamo uno sguardo all’eredità spirituale della nostra Chiesa, ci focalizziamo in qualche modo nell’era pre-rivoluzionaria dei Romanov, essendo la più recente, ma se guardiamo alla situazione dell’Ortodossia, essa è lontana dall’età dell’oro della tradizione adeguta, ed è piuttosto l’epoca della caduta dei valori della Chiesa. A cosa serve il sacro Sinodo, se è diretto da atei! Queso significa che nel nostro caso, la tradizione Ortodossa non è qualcosa di pronto, ma una missione che dev’essere compiuta. E per questo, potremmo utilizzare le opere dei tradizionalisti non-cattolici occidentali.
I miei amici Limonov e Kuriokhin hanno i propri punti di vista basati sulle loro esperienze personali per quanto riguarda i problemi spirituali. Io so soltanto che non hanno alcuna connessione con la Massoneria. Francamente, il semplicismo idiota di affibbiare nomi stupidi alle persone e di rivolgere loro primitive e non provate accuse è un vizio del movimento Nazionalista, e le maniere stupide ed i pensieri confusi di qualcuno sono sempre sufficienti a dipingere completamente una persona di nero. A volte, quando devo avere a che fare con questa paranoia malata, non riesco semplicemente a crederci.. Degli immaginari “massoni”, gli “ebrei” dietro ogni singola cosa, la paranoia, la mania di essere costantemente seguiti – questi sono piuttosto dei modi di coprire la propria incapacità d’azione, pigrizia e incompetenza, un modello psicologico piuttosto banale. La realtà è molto più interessante di qualche arcaico mito di vecchie organizzazioni terroristiche.
Credo che il movimento Patriottico odierno possa essere diviso in due campi (ineguali, devo dire): quelli che leggono “Limonka” e quelli che non lo leggono. Il primo campo è quello dei nazionalisti contemporanei, liberi da complessi. Sfortunatamente, sono una minoranza. Il secondo consiste in coloro che seguono il giornale “Molodaya Gvardiya” (La Giovane Guardia), il più stupido antisemitismo pre-rivoluzionario, le idee cliniche di “Russkii Vestnik” (Il Giornale Russo) o (nel miglior caso) la retorica inerziale Brezhneviana. L’autore della suddetta lettera appartiene al secondo gruppo. E’ un peccato – non c’è niente che possiamo fare.
5 . Quindi, Fascista o non-Fascista?
“...Dugin, nell’intervista su ‘Knizhnoe Obozrenie’ ha cercato di sviare senza rispondere alla domanda, se è un Fascista o no. Ho letto suoi articoli su “Den” e guardato il suo programma tv ‘I Misteri del Nostro Tempo’, in cui ha parlato del misticismo Nazista. Ora, vorrebbe per favore rispondere SI o NO? E smettere di confonderci...”
(E. Podpol’tseva, Apreleka, 44 anni)
Dugin: Mi considero un Rivoluzionario Conservatore ed un Nazional-Bolscevico. Non è esattamente fascismo, o per dirlo più chiaramente, esattamente non fascismo. Ci furono varie fasi nella storia dei movimenti fascisti, e queste fasi furono alquanto diverse l’una dall’altra non solo politicamente, ma anche filosoficamente e ideologicamente. Nel primo Fascismo italiano (che si dà il caso io gradisca, e non esito a dichiararlo forte e chiaro) c’erano molti fronti avanguardisti – nella sfera sociale ed economica (sindacalismo, unioni sindacali), nell’arte (D’Annunzio, Marinetti, Papini, ecc), nell’Hegelismo di destra che creò l’ideologia dello Stato Assoluto (Gentile), nella ricerca esoterica e nel Tradizionalismo (Evola, Reghini), e, infine, nella vera concezione fascista, in cui nichilismo e anarchismo (“azione diretta, romanticismo, esotismo”) coesisterono con gli ideali conservatori di nazione, etica, gerarchia, e valori militari. Comunque, dopo il concordato tra Mussolini e il Vaticano e la ristabilita monarchia esso divenne piuttosto monotono, burocratico e privo d’interesse. Per un periodo nel 1943-45 lo spirito di questo fascismo repubblicano di sinistra si riaffacciò nella repubblica di Salò (dopo che i conservatori ebbero tradito Mussolini a favore degli Americani), ma si trattò di qualcos’altro.
Ci fu anche un periodo che trovo interessante nel Nazional-Socialismo tedesco: Quello della prima ora, ancora chiaramente socialista, avanguardista, ricco di misticismo ariosofico e profondamente immerso nelle problematiche filosofiche sviluppate dagli autori della Rivoluzione Conservatrice – Ernst Jünger, Arthur Müller van den Bruck, Carl Schmitt, Werner Sombart, Martin Heidegger, Hermann Wirth, Otmar Spann, Leo Frobenius, Friedrich Hilscher, Oswald Spengler, e altri. Vedo in questa pleiade dei Rivoluzionari Conservatori il fenomeno più interessante dell’Europa del ventesimo secolo. Comunque, praticamente tutti questi autori furono marginalizzati dal regime di Hitler, o affrontarono pesanti repressioni.
Vorrei rispondere sinceramente all’autrice di questa lettera e a ciò che chiede: trovo le intuizioni intellettuali, le idee e le costruzioni ideologiche di questo movimento molto vicine, ma esse non possono essere definite Naziste o Fasciste in nessun modo. Questi furono i “dissidenti del fascismo”, le cui idee storicamente rimasero al di fuori delle politiche, pragmatiche, suicide e criminali dei poteri che controllarono l’Italia fascista e la Germania nazista.
6 . Il Cardinale in Rosso-Bruno
“Caro Alexander Gelievic! Sono infinitamente contento di leggere la Sua intervista su Knizhnoe Obozrenie. Ho seguito le Sue pubblicazioni da non poco tempo, e penso seriamente che le Sue idee possono davvero salvare la nostra nazione da un incubo – il Grande Stato che cade a pezzi, la festa delle attività criminali, la cinica distruzione dei nostri valori nazionali. Molte fra le idee più importanti sono state considerate nei Suoi lavori – la grande ideologia Nazionale e dello Stato (ma priva di sciovinismo), la spiritualità (ma senza fanatismo e proselitismo), la fredda soluzione Geopolitica (ma anche connessa a fattori Culturali), la grande conoscenza dell’Occidente e della sua cultura (con fedeltà verso la Russia e la sua cultura). Sono orgoglioso del fatto che abbiamo qualcuno come Lei. Il fatto che i leader di questo stato non Le chiedano aiuto e consiglio intellettuale è un crimine da parte loro. Ho seguito attentamente le Sue collaborazioni alle attività dell’opposizione, e ho preso parte gli incontri che ha organizzato. Sono stato felice di notare che Prokhanov, Zyuganov, Baburin, Alksnis e altri hanno seguito i Suoi consigli, ma adesso qualcosa sembra essere cambiato. L’opposizione intellettuale sembra crollare, e vedo in questo un risultato del fatto che Lei non ne fa più parte. Questo mi preoccupa abbastanza. Potrebbe dirmi, se può, se ho ragione? Le auguro tutto il meglio, molti nuovi libri e nuove vittorie, ma non al ‘grigio’, bensì al nostro Cardinale in Rosso-Bruno.”
(Valentin Provotorov, Mosca, 52 anni)
Dugin: Sono molto grato all’autore di questa lettera e alle molte altre persone che hanno espresso il loro supporto e la loro solidarietà nei miei confronti. Sì, sembra che io, insieme a molti dei miei amici, mi sia in qualche modo spostato in avanti rispetto all’opposizione intellettuale e ai suoi leader. Comunque, questo non dipende da una mia decisione o da una mancata volontà di collaborare. Questa opposizione ha seppellito il proprio potenziale ideologico e spirituale. Ciò che resta sono due frazioni anticonformiste della Duma che politicamente sono del tutto prive d’interesse e noiosamente convenzionali, i cui leader sono pieni di sé per aver ottenuto il loro pezzettino di pseudo-potere, e il tutto pervaso da velenosi complessi che hanno ingurgitato coloro che ce l’hanno fatta nelle elezioni. Nel 1992 pensavo ancora che una rivoluzione spirituale fosse in arrivo, quando i “Rosso-Bruni” erano pronti ad ergersi. Ma tutto questo è finito non solo con l’attentato armato dell’Ottobre 1993, ma anche con una mutazione spirituale iniziata qualche tempo prima. Il fatto che molti leader provenissero dalla vecchia nomenklatura divenne chiaro. Chiunque sembrasse essere dalla parte giusta, si è rivelato intrigante carrierista, opportunista, persino conformista. Dopo le elezioni del 1993, il trionfo della mediocrità è divenuto chiaro al 100%. Da quel momento siamo finiti nel periodo dell’alienazione. Questo è un tipico periodo di interregnum. L’opposizione è diventata stupida, il potere sta diventando saggio con una lentezza quasi criminale. Non esito a dirvi che sono deluso dai leader dell’opposizione russa, e non ho mai avuto alcuna illusione sui poteri attualmente in campo. Ma non è così semplice. Non si può fuggire da questo. La Russia è troppo grande per uscire dalla scena della storia in questo modo, senza una lotta, dormendo, affondando in una palude di tristezza. Questo non accadrà mai.
MAI.
Estratti da “Gli Ebrei e l’Eurasia”
1. Insufficienza degli schemi interpretativi
La questione ebraica continua ad eccitare le menti dei nostri contemporanei. Né l’ignorarla artificialmente, né le affrettate urla apologetiche, né la primitiva giudeofobia possono risolvere questo problema. Il popolo ebraico è un fenomeno unico nella storia mondiale. Esso segue chiaramente un sentiero etico-religioso completamente speciale, peculiare solo ad esso, portando avanti nei millenni una misteriosa e ambigua missione.
Qual’è il senso di questa missione? Come risolvere l’enigma degli Ebrei? In cosa consiste la mission des juifs, che così tanti pettegolezzi ispira?
E’ un tema troppo vasto per rischiare di coprirlo appieno. Perciò, dovremo limitarci soltanto al ruolo degli Ebrei nella storia Russa del XX secolo, dato che tale questione abbraccia dolorosamente un insieme di persone, indipendentemente dal campo ideologico cui esse appartengano.
Allo stesso tempo dovremo prestare attenzione al fatto che oggi non esiste alcuna trattazione di questo tema che sia convincente e completamente soddisfacente. Una parte degli storici è generalmente incline a negare la rilevanza del fattore ebraico nella storia Russa e Sovietica, il che è fare violenza alla verità. Sarà sufficiente guardare alla lista dei cognomi fra i principali bolscevichi e l’élite politica dello Stato Sovietico, e la sproporzionata quantità di nomi ebraici salterà all’occhio. Ignorare questo fatto, sviando a bella posta con affermazioni senza senso, è scorretto anche dal punto di vista puramente scientifico e storico.
La seconda versione concernente la funzione degli ebrei in Russia (URSS) nel XX secolo è caratteristica dei circoli nazional-patriottici di casa nostra. Qui il ruolo degli ebrei è rappresentato come qualcosa di esclusivamente negativo, sovversivo, di abbattimento. E’ la famosa teoria della «cospirazione ebraica», che fu particolarmente popolare tra le Centurie Nere [chernosotenny], successivamente circoli delle «guardie bianche». Da questo punto di vista, gli ebrei, seguendo un’unica tradizione etnico-religiosa e chiusi in una solitaria comunità condannata dallo status messianico, hanno coscientemente organizzato il distruttivo movimento bolscevico, hanno tenuto in esso le posizioni dominanti e hanno ridotto in pezzi l’ultimo baluardo dello stato, della cultura e della tradizione cristiana. I giudeofobi conservatori duri a morire hanno trasferito lo stesso modello interpretativo alla distruzione dell’URSS, imputandone la colpa agli ebrei, riferendosi al gran numero di rappresentanti di origine ebraica fra i ranghi dei riformatori. La debolezza di questo concetto è data dal fatto che le stesse persone sono simultaneamente accusate di aver creato lo stato Sovietico e poi di averlo distrutto, essendo alla massima guida della concezione socialista e antiborghese e poi agendo come i maggiori apologi del capitalismo. Inoltre, una conoscenza non faziosa della sorte dei bolscevichi ebrei mostra la loro convinzione completamente sincera nell’ideologia comunista, nel sacrificare prontamente la propria vita, cosa che sarebbe impossibile da concepire se dovessimo seriamente accettare la versione che li descrive come un gruppo di «cinici e falsi sabotatori». Nel suo complesso, questa versione antisemita non convince, pur essendo più vicina alla verità della prima, dato che al contrario di essa, riconosce l’unicità del ruolo degli ebrei nel processo storico. E’ curioso che una simile ammissione trovi d’accordo gli antisemiti ed i più coscienziosi e conseguenti sionisti.
La terza versione è propria dei giudeofili (fra cui sionisti). Essi insistono che gli ebrei sono sempre e comunque dalla parte del giusto, vittime di ingiuste persecuzioni da parte di svariati popoli, portatori di ogni valore positivo, morale, culturale e sociale. Questa posizione riconosce il ruolo-guida degli ebrei in tutti i principali processi storici della Russia, ma ovviamente afferma che, durante la Rivoluzione, come durante la storia Sovietica, come durante la perestroyka, gli ebrei svolgono un ruolo positivo personificando l’eterna verità, gentilezza, genialità, umanità. Se per tutti gli antisemiti gli ebrei agiscono come un male monolitico, e questa diagnosi non è soggetta a dubbio neanche quando essa risulta produrre complete assurdità logiche e storiche, per i giudeofili la versione è esattamente l’inversa: in essa gli ebrei sono sempre buoni, anche quando questo contraddice categoricamente l’obiettiva verità dei fatti. Di conseguenza, neanche questo approccio estremamente apologetico può essere esaustivo, essendo costruito sin dall’inizio da interpretazioni aprioristiche e forzate.
2. Una nuova versione
Ci si lasci constatare che l’interpretazione antisemita e sionista del ruolo degli ebrei nella moderna storia russa-Sovietica emana da una certa presunzione di profonda unità ebraica, unità di riflessione storica e di volontà. In altre parole, la tendenza sembra essere quella di considerare gli ebrei non semplicemente come un ethnos affianco agli altri, ma come una sorta di organizzazione, partito, ordine, lobby di sé stessi.
Viceversa, una diversa versione riconosce che un’unità degli ebrei non esiste e che, così come nel caso di ogni altro popolo, ogni ebreo agisce da sé nella storia, dal proprio «Io», come una persona, che solo nel suo retroterra, in senso minore, psicologico, è definito dai fattori etnici – e conseguentemente il termine «ebraismo», come sia gli antisemiti che i sionisti lo concepiscono, non ha ragione di esistere.
Mettendo da parte questi approcci per via della loro pressoché ovvia negatività, vogliamo offrire una versione differente. Se non siamo soddisfatti dall’approccio considerante unicamente la personalità, né da quello onnicomprensivo – cioè né il concetto di un’incerta pluralità, né quello di una compatta unità – è naturale sospettare l’esistenza di un qualche modello intermedio. E’ sensato parlare di un’interna dualità degli ebrei, della presenza in questo unico ethnos non di una singola volontà, ma di due volontà, due «organizzazioni», due «ordini», due centri di riflessione storica, due scenari del percorso messianico. Tale approccio dualistico ci darà una prospettiva completamente nuova e in molti aspetti inaspettata nella descrizione di questo fenomeno così complesso.
Ma il nostro punto di partenza in questo assunto è dovuto soltanto a un metodo deduttivo, di logica formale. Verifichiamo adesso, a cosa questa dualità corrisponde nella pratica.
3. Orientali e occidentali fra i ranghi ebraici
Il noto autore eurasiatista Jacov Bromberg ai suoi tempi portò avanti un’idea molto simile nel libro «Sull’orientalismo ebraico». La sua argomentazione era che nell’ambiente degli ebrei russi potevano essere distinti chiaramente due gruppi antagonisti, rappresentanti archetipi psicologici e culturali polari. Un gruppo ha un’attitudine chassidica-tradizionalista. Le sue caratteristiche sono il misticismo, il fanatismo religioso, l’idealismo estremo, lo spirito di sacrificio, il profondo disprezzo per il lato materiale della vita, per l’avidità ed il razionalismo. In alcuni casi estremi tale tipologia mistica ebraica è trasferita dal particolarismo etno-religioso all’universalismo, diffondendo ideali di nazionalismo messianico in diversi popoli. Ma fuori dai suoi ambienti religiosi ortodossi, lo stesso tipo psicologico ha dato vita a ferventi rivoluzionari secolarizzati, marxisti, comunisti, populisti. E uno dei rami dell’ebraismo mistico si distinse non semplicemente per il suo astratto marxismo, ma per una profonda simpatia ed una sincera solidarietà col popolo Russo, specialmente con i contadini russi ed i lavoratori russi, cioè con gli elementi non appartenenti alla Russia ufficiale, zarista, ma a quella Russia parallela, nativa, del suolo, della terra, la Russia dei vecchi credenti e dei mistici, gli «incantati pellegrini russi». Ci riferiamo perciò al classico tipo degli ebrei-SR [partito Socialista-Rivoluzionario], le cui caratteristiche furono sempre e dovunque un’aperta tendenza russo-nazionalista ed un conseguente e profondamente radicato nazional-bolscevismo.
Bromberg consolida questo ambiente chassidico-marxista, mistico-socialista in un singolo gruppo – l’«orientalismo ebraico». E’ la «frazione eurasiatica» dell’ebraismo. Un altro celebre storico, il sovietico Mikhail Agursky, giunge a simili conclusioni nella sua epocale opera «L’ideologia del nazional-bolscevismo», dove risale alle fonti della russofilia così diffusa nel circoli rivoluzionari ebraici, e che fu così caratteristica delle molteplici figure nazional-bolsceviche Sovietiche di derivazione ebraica – in particolare, dei maggiori ideologi di questa correne, Isaiah Lezhnev e Vladimir Tan-Bogoraz. Molti ebrei videro nel bolscevismo una possibilità di unirsi, finalmente, ad un popolo più grande, di lasciare il ghetto e le sue caratteristiche per unire escatologicamente il messianismo russo a quello ebraico sotto la comune egida della rivoluzione eurasiatica, la distruzione delle leggi alienanti del capitale e dello sfruttamento. Così, i circoli estremi degli ebrei est-europei mistici (dai chassidici ai sabbatei) rappresentarono un ambiente fertile per i bolscevichi, i Socialisti Rivoluzionari e i marxisti, e non a caso la maggioranza dei leader rossi vennero da famiglie chassidiche ed enclavi avvolte da pathos escatologico, mistico, messianico. A dispetto dell’esteriore paradossalità di questa vicinanza, fra il tipo chassidico del fondamentalista ebraico e i costruttori della società bolscevica atea c’era una connessione interiore tipologica e psicologica, perché sia la prima che la seconda appartenevano alla parte «eurasiatista», «orientalista», mistica-irrazionalista dell’ebraismo.
Il gruppo opposto comprendeva in sé un tipo ebraico completamente differente, razionalista, borghese, freddo nei confronti della religione, ma, viceversa, appassionatamente immerso in elementi come l’avidità, il beneficio personale, l’accumulo, la razionalizzazione delle attività economiche. Questo è, per Bromberg, l’«occidentalismo ebraico». Ancora una volta, come nel caso dell’orientalismo ebraico, vediamo qui una combinazione di posizioni esteriormente polari. Da una parte, a questa categoria appartengono i circoli religiosi dei talmudisti estremi («rabbaniti»), eredi della linea ortodossa di maimonide, cioè la linea aristotelico-razionalistica della religione giudaica. Ai suoi tempi questa fazione talmudica lottò attivamente contro la propagazione nell’ebraismo di tendenze cabbalistiche e appassionatamente mistiche contraddicenti lo spirito e la forma mitologica dell’arida teologia creazionista ebraica (per maggiori dettagli, si veda la magnifica analisi di questo tema in Gershom Scholem, «La Kabbalah e il suo simbolismo», «Le fonti della Kabbalah» ecc). In epoca più tarda, i suoi leader agirono aggressivamente verso lo pseudo-messia Sabbatai Zevi, leader messianico dell’eterodossia mistica ebraica. Nei secoli XVIII e XIX fu da tale ambiente che si formò il partito dei cosiddetti «mitnagedov» (letteralmente gli «oppositori», in ebraico), che lottò disperatamente contro il chassidismo e la rivivificazione del misticismo fra gli Ebrei est-europei. Questo ambiente era basato sul razionalismo religioso, sulla tradizione talmudica priva di ogni sedimentazione mistico-mitologica. Abbastanza stranamente, alla stessa categoria di Ebrei appertennero anche le figure del «Kashkali», dell’«illuminismo ebraico», che incitarono alla modernizzazione e alla secolarizzazione degli Ebrei, rifiutando le pratiche religiose e le tradizioni in nome dell’«umanesimo» e dell’«assimilazione» con i «popoli progressisti dell’Occidente». In Russia questo tipo ebraico, anche se inclinato all’estremo opposto in relazione al regime conservatore nominalmente monarchico-ortodosso, si collocò su posizioni occidentaliste e liberali. Alla sommità delle aspirazioni di questo gruppo fu la rivoluzione di Febbraio, che soddisfaceva completamente le ambizioni borghesi, razionaliste e democratiche di questo tipo. Dopo la rivoluzione bolscevica l’«occidentalismo ebraico» fece completamente blocco col fronte dei Bianchi, e a dispetto della sua affinità razziale con i leader bolscevichi, non si riconobbe con gli «orientalisti ebraici» universalisti e mistici.
Proprio come i Russi furono divisi durante la rivoluzione fra «Bianchi» e «Rossi» - anche sulla base di profonde caratteristiche archetipiche (ma questo richiede una discussione a parte), - anche l’ebraismo fu diviso in senso politico lungo una linea delineata in precedenza, in due campi inter-ebraici – chassidici-cabalisti (bolscevichi), da un lato, e talmudisti-razionalisti (illuministi, borghesi-capitalisti) – dall’altro.
Così, la tipologia di Bromberg-Agursky basata su esempi storici riconferma tale conclusione, alla quale siamo giunti seguendo un percorso puramente logico: l’ebraismo, rappresentando l’unità etno-religiosa (cosa non ancora così ovvia!), è ciononostante essenzialmente diviso in due campi, due «ordini», due «comunità», due tipi, che in definite situazioni critiche mostrano non solo discrepanza, ma anche fondamentale ostilità. Ognuno di questi poli ha espressioni sia religiose che secolari, rimanendo essenzialmente uniforme. L’«orientalismo ebraico», «eurasiatismo ebraico» (citando Bromberg) o «nazional-bolscevismo ebraico» (citando Agusrky) comprende in sé stesso un livello religioso – chassidismo, sabbateismo, kabbala – e un livello secolare – marxismo, socialismo rivoluzionario, populismo, bolscevismo.
Anche l’«occidentalismo ebraico» è duale; sul piano religioso coincide con il razionalismo talmudico di maimonide (e più tardi con i didascalici centri «gaoni», i «mitnagedov», i circoli anti-chassidici), e sul piano secolare si esprime nell’umanismo «illuminato», liberal-democratico.
4. Due esempi
La fondamentale dualità da noi portata alla luce spiega istantaneamente una serie di fattori rimasti non chiariti e paradossali nelle varie metodologie interpretative. In particolare, si raggiunge una spiegazione logica del misterioso fenomeno del cosiddetto «antisemitismo ebraico». Così, la critica a Lassalle fatta da Marx, in cui Marx usò espressioni estremamente giudeofobiche, ed anche i passaggi marxiani considerevolmente anti-ebraici, identificanti il giudaismo col capitalismo, diventano completamente chiari, dato che l’ebreo Marx da ogni punto di vista appartiene senza ambiguità al tipo mistico-chassidico, messianico, che tradizionalmente vede nella borghesia e nel capitalismo – in cui un ruolo rilevante in senso sia filosofico che comune è ricoperto da ebrei – il nemico principale. Nel suo «Sulla questione ebraica» Marx scrisse: «Quali sono le basi secolari dell’ebraismo? I bisogni materiali, l’egoismo. Qual’è l’ideale terrestre dell’ebreo? Vendere. Chi è il suo dio terreno? I soldi.. I soldi – questa è la zelante divinità d’Israele. L’essenza empirica dell’ebraismo è il mercato». Si noti il sottolineare i termini «secolare», «empirico». Marx accenna a due lati. Uno di essi è quello materiale, immanente, che senza troppi convenevoli, marchia ed allontana come incarnazione della negatività (dobbiamo ricordare il ruolo veramente demonico, anticristiano, che Marx attribuì al Capitale). E’ necessario niente più che indovinare il secondo lato – non secolare, non empirico, trascendentale. Questo rappresenta, secondo la nostra ricostruzione, la mistica ebraica comunisticamente orientata.
Un altro esempio. A suo tempo, un gruppo di kabbalisti-zohariti (ammiratori kabbalisti del libro dello «Zohar»), seguaci del mistico-kabbalista Jacob Frank, si convertirono collettivamente al cristianesimo, «esponendo» i riti odiosi dei talmudisti (rabbaniti), nemici primordiali. Lo storico ebreo G.L.Shtrak nel libro «Il sangue nei credi e nelle superstizioni dell’umanità» descrive così il conflitto fra i seguaci di Frank e i talmudisti: «Nel 1759 essi [i frankisti, NdA] comunicarono all’arcivescovo Bratislav Lyubensky che desideravano il battesimo, come un cervo desidera una fonte d’acqua, e tesero a dimostrare “che i talmudisti spillano più sangue innocente cristiano che i pagani, lo desiderano e lo usano. Allo stesso tempo, essi gli chiesero di designare loro un luogo in cui dimorare ad est di Lemberg, così che potessero vivere del lavoro delle braccia, mentre “i talmudisti-shinkari coltivano ubriachezza, bevono il sangue dei poveri cristiani e li riuniscono all’ultima cena”. (...) Poco dopo la disputa, sotto l’insistenza del clero Polacco, essi accettarono il battesimo di circa un migliaio di zohariti».
In questi due esempi vediamo un’unità d’opposizione spirituale su vari livelli. L’ateo Marx identifica il Capitale con la figura dell’«Ebreo», e su questa base c anche gli ebrei e la loro «divinità empirica». I mistici «frankisti» maledicono i talmudisti su basi completamente diverse, rimproverando loro – in accordo col livello dell’intera polemica – di «bere il sangue dei cristiani». Colpisce come negli zohariti emergano motivazioni sociali: «i rabbaniti riuniscono i cristiani all’ultima cena», e gli zohariti «vivranno del lavoro delle braccia». Il conflitto spirituale di mistici-mitologi, gnostici, zeloti e spiritualisti contro i moralisti religiosi, propugnatori del solo rito, formalisti del culto, è inconsciamente e naturalmente trasferito nell’opposizione fra socialisti e capitalisti, bolscevichi e liberal-democratici.
Già nella terminologia di Bromberg, non è affatto difficile identificare Marx e gli zohariti con l’«orientalismo ebraico», ed i capitalisti e i rabbaniti con gli «occidentalisti».
Tutto converge.
5. Ebrei contro ebrei
Adesso, proiettando lo schema interpretativo sulla storia Sovietica, riveleremo anche il ruolo che in essa ebbero gli Ebrei.
Come un tutt’uno, l’ebraismo alla vigilia della rivoluzione era unito nell’opposizione al regime esistente. La cosa riguardava entrambi i settori. Gli Ebrei-orientalisti si opponevano al capitalismo e al conservatorismo religioso, all’alienazione e al formalismo nella sfera culturale, desideravano un cambiamento rivoluzionario e l’inaugurazione del magico eone del regno messianico. Gli Ebrei-occidentalisti non accettavano lo zarismo per ragioni completamente diverse, incluso il suo regime arretrato, insufficientemente capitalista, civilizzato e umanista, e volevano perfezionarlo al livello della civilizzazione occidentale. Tutto l’ebraismo era solidale nella necessità di sovvertire la dinastia e di fare la rivoluzione. Nel farla, essi ebbero alleati sia tra la periferia nazionalista russa, che sognava di mandare in frantumi la «prigione dei popoli», sia tra i «nazionalisti di sinistra» dello stesso ambiente russo, che percepivano il regime Romanov-Pietroburghese come una parodia antinazionale, antipatriottica, anti-spiritule della genuina Sacra Rus’. Inoltre, svariati occidentalisti erano anche fra la nobiltà e la classe mercantile e capitalista russa, e complottavano per sradicare gli ultimi «giardini di ciliegie» di un’aristocrazia fortemente degenerata.
L’operato complessivo di tutte queste forze, una volta che ci furono le condizioni favorevoli, realizzò la rivoluzione di Febbraio. Ma immediatamente dopo di essa, le contraddizioni irrisolte nel campo dei vincitori emersero. Dopo il rovesciamento del regime imperiale, con tutta chiarezza una seconda linea di frattura (questa volta interna) si palesò, e questo predeterminò tutti gli eventi successivi. Dopo la rivoluzione di Febbraio, in primo piano si configurò un’opposizione fra forze rivoluzionarie ed evoluzionarie, orientalisti di sinistra e occidentalisti di sinistra, eurasisti ed europeisti. Questo fondamentale dualismo si rese evidente in modo molto chiaro anche nell’ambiente ebraico stesso.
Il polo bolscevico riunì al suo interno i rappresentanti dell’«orientalismo ebraico», di tipo chassidico-kabbalista, ebreo-comunista, ebreo-socialista – coloro che alla fine del XVIII secolo volevano «vivere del lavoro delle braccia». Questo ebraismo del lavoro, escatologico, universalista, prevalentemente russofilo solidarizzò con la corrente russa nazional-bolscevica degli «imperialisti di sinistra», vedendo nella rivoluzione di Ottobre non la fine del sogno nazionale, ma il suo inizio, una nuova alba rossa, la seconda venuta della Sovietica Rus’, il segreto Kitezh degli staroobryadetsi, perduto nel triste bicentenario della parodia sconsacrata sinodale di San Pietroburgo. Il bolscevismo assorbì passo dopo passo non solo i marxisti-ortodossi, ma anche un gran numero di Socialisti Rivoluzionari, specialmente quelli di sinistra, che potrebbero essere identificati come l’omologo russo dei nazional-rivoluzionari. In una parola, l’organizzarsi degli ebrei nei ranghi bolscevichi rappresenta la logica e trionfale conclusione del percorso storico dell’enorme settore organico ebraico le radici del quale risalgono a distanti dispute religiose del Medio Evo.
Come nemici di questa comunità escatologica di «Orientalisti ebraici» si ersero i capitalisti di tutto il mondo, e specialmente gli ebrei borghesi, secolari, empirici (nell’espressione di Marx), moderna incarnazione degli antichi rabbaniti. Da qui anche il paradossale «antisemitismo» bolscevico, non estraneo anche a molti comunisti ebrei. Angurskiy riferisce nella sua opera un caso fra i più interessanti, quando l’ebreo Vladimir Tan-Bogoraz intercesse per un bolscevico russo che era si era spinto in una grezza tirata antisemita, non solo intercedendo ma giustificandolo appieno. Quanto somiglia questa storia a quella anzidetta degli zohariti! Comunque, scopriamo qualcosa di simile anche in altre sfere. Così, ad esempio, il famoso fondatore della loggia Bavarese di «Thule» che avrebbe preparato la nascita del Partito Nazional-Socialista Tedesco dei Lavoratori, il barone Von Sebottendorf, a suo tempo venne iniziato alla «Massoneria Egizia» in Turchia da una coppia sposata di ebrei sabbatei e da essi ricevette le basi della scienza esoterica. Ma in questo modo, egli si differenziò dal manifesto antisemitismo (per non parlare di quello dei nazisti ordinari). Una traccia ebraica (specie sabbatea) può essere trovata anche in tutta una serie di organizzazioni fortemente nazionaliste, talvolta apertamente razziste e antisemite – come quelle Europee (massoniche), e dell’est (Giovani Turchi).
D’altro canto, l’antisemitismo può essere diretto anche verso il lato opposto, ed in questo caso i suoi propugnatori possono essere sia ebrei che politici da loro controllati. Così, ad esempio, sono diffusamente conosciute le espressioni antisemite di Churchill, il quale, riferendosi all’origine ebraica della maggioranza dei leader bolscevichi, parlò del «pericolo ebraico, che minaccia la civiltà dall’Est». Perciò, lord Churchill si appoggiò, nella sua carriera politica, ai circoli ebraici di destra della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, come Douglas Reed dimostra convincentemente. Per cui, così come esiste un ebraismo «di destra» e «di sinistra», esiste anche un antisemitismo «di destra» ed uno «di sinistra». Anche in questo caso, giungiamo ad uno schema interpretativo più complesso.
Da Febbraio ad Ottobre si estende uno spartiacque per le due metà del mondo ebraico, e fino ad un determinato momento questa opposizione assume le sue forme più dure. In casi estremi, i rappresentanti di entrambi i campi fanno ricorso nelle loro polemiche ad argomentazioni ben poco dissimili dalla più rozza vulgata antisemita. Ma non è tutto. Nel climax del confronto, lo scontro assume la natura di una guerra di distruzione fisica, come vediamo nel caso delle purghe di Stalin fra i ranghi del governo Sovietico.
6. Vivere del lavoro delle braccia
Non c’è dubbio che gli ebrei si differenzino per capacità uniche in alcune aree sociali, economiche e culturali. Secoli di diaspora hanno insegnato molto ad un piccolo ma resistente e persistente popolo che non voleva perdere il suo antico sogno, la sua religione millenaria, la sua remota promessa. Guardando a tutte le cose circostanti come a cose temporanee, svuotate, transitorie, gli ebrei hanno elaborato una serie di stupefacenti caratteristiche dinamiche che permettono loro di essere istantaneamente guidati nelle dinamiche sociali, nei veri processi rapidi su scala nazionale, scorrendo nell’ambiente dei «grandi popoli», i quali, «essendo sempre a casa», concepivano tutto con un definito ritardo, con riflessione rallentata, a posteriori.
Ma queste capacità possono essere utilizzate in modo diverso, in diverse situazioni. Così, gli ebrei-bolscevichi hanno unito tutti gli sforzi, i talenti nazionali, i poteri spirituali per la creazione del più potente stato Sovietico, impero di giustizia sociale, bastione eurasista della geopolitica terrestre. E gli stessi elementi della diaspora ebraica in Europa, America, Asia, provenienti dagli stessi ambienti religioso-spirituali, mistici, spiritualmente «orientalisti», «eurasiatici», furono per lunghi decenni un supporto strutturale per i sovietici, agenti geopolitici della Grande Eurasia, guide del bolscevismo messianico.
Furono essi a formare la Terza Internazionale, successivamente Komintern, la potente rete Eurasiatica, sottile agente di Mosca in ogni angolo del pianeta. Ma ancora una volta, dobbiamo ricordare come non si stia parlando semplicemente di ebrei, ma di una categoria speciale di ebrei, degli «ebrei eurasisti».
Inoltre, ad un determinato momento, questi ebrei-eurasisti «rosso-bruni» parteciparono anche alla creazione dello stato di Israele, avendo iniziato con la direzione (e l’approvazione) di Mosca una dura lotta con gli anglo-atlantisti, con le forze del capitale e della liberaldemocrazia. Essi costituirono l’asse delle forze di sinistra in Israele, un frutto dei cui sforzi furono i famosi kibbutz. Ancora una volta il «vivere del lavoro delle braccia» zoharita.
Gli apologeti dell’ebraismo in quanto tale, esibendo tutti gli ebrei come vittime estremamente innocenti, non possono spiegare in alcun modo il fatto che in tempi di severe repressioni, come le purghe Leniniane e Staliniane, gli ebrei furono non solo vittime, ma anche carcerieri, e non solo individualmente, personalmente, ma proprio come un gruppo, un partito, una fazione.
Questa circostanza – non spiegata né dal modello teorico antisemita, né da quello giudeofilo – è adesso spiegata, giacché sotto il potere sovietico la lotta interna all’ebraismo non cessò: gli elementi bolscevichi, «hassidici», «zohariti» conoscevano bene le abilità e gli umori da serpente dei propri correligionari, la loro tendenza agli intrighi, al camaleontismo, alla cospirazione, lottarono spietatamente contro l’elemento borghese dell’ebraismo e i residui degli «ebrei-occidentalisti», gli eredi dello spirito rabbanita, gli eredi ideologici dei «mitnagedov». Da qui deriva anche il paradosso – al centro delle purghe di chiaro accento antisemita ci furono sempre ed ovunque anche degli ebrei.
Un esempio classico di tale posizione è quello di Lazarus Kaganovich, il più leale seguace di Stalin, convinto e incrollabile nazional-bolscevico, che i nazionalisti russi, fraintendendo completamente, hanno ingiustamente trasformato in una figura emblematica di «cospiratore ebraico». Sarebbe invece difficile inventare un «anti-semita» (nel senso anti-talmudico del termine) più convinto di lui.
Su come il dramma interno all’ebraismo Sovietico ai tempi di Lenin-Stalin si sviluppò – questa fu un’appassionata, eroica epopea, ricca di alti e bassi, che (non ne dubitiamo) un giorno verrà adeguatamente narrata nei dettagli.
7. Dalla crisi al grande crollo
Il punto critico nella storia dell’eurasismo ebraico è il 1948. In quel periodo, Stalin e il suo entourage giunsero alla conclusione che la creazione dello stato di Israele – che inizialmente il governo Sovietico aveva entusiasticamente sostenuto (come costruzione chassidico-socialista) – si stava rivelando uno strumento dell’Occidente borghese, stando in esso prevalendo la linea dei capitalisti-«mitnagedov». Tendenze sioniste iniziarono ad essere risvegliate anche nell’ebraismo sovietico, e questo significò un passaggio dell’iniziativa nel dominio dei residui della fazione «occudentalista», il cui totale sradicamento era solo apparente ed i cui danni fecero sorgere i vigili sospetti degli ebrei-eurasisti.
Questo momento fu fatale – come dimostrato dagli ultimi eventi del nostro secolo – per tutto lo stato Sovietico e per il socialismo mondiale.
Quando la tendenza antisemita nel governo Sovietico crebbe oltre confini definiti – specialmente scandalosa fu la distruzione del comitato antifascista ebraico composto praticamente al 100% da convinti eurasisti e diretti agenti di Lavrenti Berya (cosa che testimonia soltanto a loro favore) – solo i più resistenti ebrei nazional-bolscevichi (lo stesso Kaganovich) riuscirono a rimanere incrollabili su posizioni russofile e sovieto-imperiali. In generale, agli occhi delle masse ebraiche l’influenza degli eurasisti fu sufficientemente indebolita, e la loro linea geopolitica e ideologica di base essenzialmente screditata. Allo stesso tempo, negli ambienti militari e di partito le posizioni di maggior potere iniziarono ad essere inaccessibili ad elementi gran-russi o piccolo-russi, nei quali era lontano dall’essere cancellato il pathos messianico del nazionalismo di sinistra, il nazional-bolscevismo messianico, fondante l’unione spirituale di eurasisti ebrei e russi fin dall’inizio del secolo.
Gli appartenenti alla nuova generazione concepirono sé stessi più come statalisti che come apostoli di una Nuova Verità, ereditando piuttosto lo spirito militare «romanoviano» della casta zarista di specialisti della guerra, non completamente sradicato dai bolscevichi – o il semplice sciovinismo populista dei contadini-lavoratoratori, con una certa componente di inflessibile, istintivo antisemitismo. Questi quadri dell’esercito, non conoscendo le rivoluzioni ed il supremo sforzo spirituale e storico che le accompagnano, non penetrarono nelle sottigliezze della politica nazionale. Per una singolare sordità riguardo questo tema si distinsero specialmente coloro che provenivano dall’Ucraina, che fino ad un determinato periodo – insieme con Khrushev – cominciarono ad occupare in modo sempre più netto i poteri supremi in URSS. E anche se, immediatamente dopo la morte di Stalin, Berya mise completamente fine alla «questione dei dottori» antisemita, l’irreparabile era ormai compiuto.
Subentrò così una crisi fatale. La corrente rivoluzionaria russo-ebraica, eurasiatica-continentale, internazional-imperiale, messianica, che era stata la colonna vertebrale del potere Sovietico, fu indebolita, spezzata, deformata alla base.
Lo Stato, l’autorità, gli organismi economici iniziarono ad operare per inerzia. Le purghe, alle cui basi giacevano nascoste le fondamentali ragioni ideologiche e meta-politiche di cui sopra, furono fermate, e al loro posto vennero i clan, l’«imborghesimento» progressivo del socialismo, il suo scivolare nel filisteismo, nell’insensatezza. Il pathos escatologico rivoluzionario svanì. Lo stato Sovietico rimase in piedi solo per inerzia. La base mondiale della rivoluzione escatologica eurasista si era essenzialmente trasformata in uno stato normale. Potente, grande, originale, ma privato del fervore e della sua originaria missione ecumenica.
Sul piano dell’ebraismo questo significò una completa sconfitta della fazione «hassidico-sabbatea» e la progressiva venuta al potere di ebrei-razionalisti, kantiani, umanisti, mitnagedov, occidentalisti. La segreta alleanza col nazional-bolscevismo finì, l’orientalismo ebraico venne presto marginalizzato. La sua influenza, le sue posizioni caddero catastroficamente.
Gradualmente il tipo dell’ebreo-bolscevico fu messo ai margini, e la leadership della comunità ebraica nell’URSS fu egemonizzata dai rappresentanti di Maimonide e del talmudismo. Spesso in una versione secolare, umanista-liberale.
Da allora in poi, questa frangia sionista di destra lavorò soltanto al crollo della formazione Sovietica, preparò il grande crollo del socialismo, minò dall’interno le basi di una gigantesca costruzione geopolitica. All’unisono con questa distruttiva tendenza anti-eurasiatica lavorarono anche i circoli antisemiti all’interno del KGB – e questo non fece che aggravare il dissolversi di quella sintesi spirituale, culturale ed ideologica, che fu il misterioso propellente del bolscevismo originario, il nazional-bolscevismo.
Ad ogni modo, il grande crollo dello stato Sovietico fu il diretto risultato del ritiro della lobby ebraica dalla posizione creativa statalista e bolscevica e la sua diretta o indiretta complicità con gli ostili atlantisti anti-sovietici dell’Occidente capitalista.
8. Verso il futuro Eurasiatico
Il sentiero il cui profilo generale abbiamo descritto permette di guardare con altri occhi ai molti problemi collegati alle oscure leve della storia sovietica.
Si noti che questo approccio può essere trasferito anche a diversi sistemi geopolitici, essendo possibile ritrovare fenomeni simili anche in altri paesi e contesti politici.
Anche il grande scrittore Arthur Koestler indicò il tema della fondamentale dualità dell’ebraismo, offrendo una tesi discutibile dal punto etnologico ma alquanto espressiva dal punto di vista tipologico, riguardo la derivazione razziale «turca» degli ebrei est-europei «askenaziti», eredi dei giudaizzati zohariti – da cui anche il noto dualismo fra askenaziti e sefarditi (semiti puri). Nel caso dei karaiti, altra direzione anti-talmudica presa dall’ebraismo, la loro derivazione dai khazari è considerata come inequivocabilmente dimostrata (si veda L.Gumilev). E’ curioso come Douglas Reed abbia aderito alle teorie su una derivazione turca degli «ashkenazi» (in ebraico la parola significa «del nord»), considerando questo tipo di ebrei come una ramificazione della «razza turco-mongola»!
E’ importante sottolineare un differente aspetto. L’orientalismo ebraico non è un fenomeno tipicamente moderno, né esclusivamente sovietico. E’ radicato nelle profondità della storia nazionale. Probabilmente dietro ad esso si cela qualche terribile segreto religioso o razziale.